ALESSANDRO DA ROMA
"Il concerto di domenica scorsa a Roma non poteva essere un concerto come
gli altri. E non lo è stato.
Non poteva esserlo perchè era la prima volta che finalmente riuscivo
a sentire dal vivo quello che, a mio modesto parere, è attualmente il
talento più grande del nuovo panorama musicale italiano. Non poteva esserlo
perchè era il primo concerto che sentivo dopo quello dei Queen, seppur
snaturati dall'assenza del suo vero “King”. Non poteva esserlo perchè
non ero solo, ma seduto accanto a me avevo un amico vero, Nico, un amico di
quelli che non ti abbandonano mai, con cui condividi di tutto, dalle vittorie
alle sconfitte. Per fortuna, domenica 9 ottobre, e non ne avevo dubbi, è
stata una vittoria. Una vittoria innanzitutto per te Cesare, che hai dimostrato,
qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere un artista con la A maiuscola;
swing, jazz, bossanova, salsa, opera, pop, rock... nemmeno le pianole più
sofisticate sanno fondere tutti questi generi con la naturalezza con cui sono
state eseguite via via canzoni come PadreMadre, Walter Ogni sabato e in Trip,
o La Fiera dei Sogni...
Fra le urla delle fan scatenate, mi sono chiesto quanti veramente stavano apprezzando
come me, in quel momento, una rivisitazione di certi pezzi studiati, ricercati,
coinvolgenti, emozionanti. Io continuavo a voltarmi verso Nico, ripetendo come
un disco incantato "Che spettacolo..." e ancora "Che spettacolo..."
In effetti non so quante volte l'ho detto, forse ad ogni canzone... Tant'è
che quando ho iniziato a sentirmi assecondato ho tentato di dare un giudizio
più tecnico: "è un grande!!" E sapevo che anche Nico
era d'accordo con me.
Insieme abbiamo "combattuto" per “quello che piace alle ragazzine”
contro i soliti pregiudizi, riuscendo a strappare nel tempo pareri positivi
persino da Fabrizio, il grande assente della serata, appassionato di virtuosisti
della chitarra come Malmsteen e Steve Vai, per lo più sconosciuti al
98% del pubblico presente al concerto. Ma soprattutto la nostra amicizia è
stata segnata dalle tue canzoni, e dal sogno di diventare un giorno Artisti
come te; ormai prima di ogni viaggio si fa scherzando testamento: "e lasciamo
i testi e le registrazioni delle nostre canzoni a Cesare Cremonini da Bologna..."
Già, scriviamo anche noi canzoni, e tutto (guarda un po’) è
nato proprio grazie a te..
Io e Nico ci siamo conosciuti nel periodo in cui è uscita 50special,
e già avevamo capito che quello sarebbe stato “un giorno migliore”…
Così abbiamo aperto anche noi le ali, e abbiamo iniziato a sognare di
dare un senso e una melodia alle nostre emozioni. Perciò, dopo aver smesso
di suonare il pianoforte a 11 anni, di colpo, ho spazzato timidamente via quel
filo di polvere che lo nascondeva, innamorato delle scale di "Niente di
più". Non so per quanto tempo i vicini hanno dovuto subire i miei
sbagli; non leggevo uno spartito da troppo tempo.. così ormai, per evitare
di andare a singhiozzo, improvviso quello che mi viene in mente... (sempre scalfita
dalla consapevolezza dell’errore fatto nel lasciare gli studi così
presto…) Inutile raccontarti del mio sorriso alle tue parole al concerto:
"Se i miei genitori non mi avessero costretto a suonare..." Eh già,
ma quella è stata una mia scelta; il 26 ottobre mi laureo in Ingegneria
gestionale, e forse non sarei arrivato dove sono senza quella scelta…
un po’ come te no?!? Chi lo sa… di sicuro so solo che la musica
mi appartiene, e le tue canzoni rappresentano buona parte del mio legame indissolubile
con Lei. Ma torniamo alla serata di domenica. Quasi abbracciati dal colonnato
di San Pietro, nell’Auditorium di via Conciliazione, in quegli istanti
“Stavo pensando che Dio” ascoltasse insieme noi lo sviolinare spensierato
di “Sardegna”… E tutto era praticamente perfetto: persino
la goccia di sudore dalla tua fronte andava a cadere nello stesso istante dell’ultima
nota del “Pagliaccio”… A quel punto potevi anche metterti
a ballare (come hai fatto…), ma nulla avrebbe cambiato il risultato di
un concerto irripetibile…
Per il resto… beh… rimane qualcosa dentro, non c’è
che dire; ed è straordinario sapere che quello che hai dentro, sembra
impossibile, lo puoi condividere con altri (questa è la musica, signori
e signore!).
Leggevo pochi giorni fa in un tuo blog come sembrano strani questi tempi, su
come ci si senta a disagio e si faccia fatica a riconoscerci in quello che ci
accade attorno… non voglio affrontare ora l’argomento perché
mi dilungherei troppo (già sarai stanco di leggere…) ma non sai
quanto sarebbe “molto più bello, per non dire stupendo”,
parlare con te di questi argomenti ed altre cose ancora, proprio come facciamo
quasi ogni sabato io e Nico a fine serata, nella mitica Saxo Rossa, mentre Alessio
(“the cousin”) si addormenta stanco morto nel sedile posteriore…
ma questi in effetti sono solo i miei “sogni da quattro soldi”…
Quello che non svanirà mai però è il ricordo, la consapevolezza
di essere stato presente ad un piccolo grande evento, e la riconoscenza ad un
ragazzo dalle emozioni vere, che sa fare delle parole ben più di un accessorio
della propria anima. Chapeau."
ESIA: "INIZIA
padre madre... un arrangiamento mai sentito... CARICA!!! e mentre esplode la
platea ripetutamente, dai miei occhi esplodono lacrime di gioia pura.. Nn riesco
a contenermi e mi stupisco di me stessa!!!Non sono pianti di isterismo come
si possono vedere .. Ma gioia ke mi vibra dal cuore ed esce fuori come un'ondata
di emozioni incredibile. Mai provato cosa simile a un concerto .) Lo sapevo
che nn mi avrebbe delusa, ma fino a qsto punto! accidenti!
Mi emozionavo per lui, per lo splendore e lo spettacolo del quale era padrone,
mi immaginavo al suo posto ed era emozionante al punto tale da commuovermi...
e piangevo tiravo fuori magari anche tutto il dolore che ho vissuto di recente..
chi lo sa... la musica ha questo potere, è certo!
Pensavo... "oddio guarda che ha creato! guarda chi sta suonando per lui!
guarda su che palcoscenico sta per cantare! guarda la gente che lo acclama!!"
E tutta l'energia che in quel momento la platea al completo emanava mi ha investita
come un'onda d'urto trapassandomi da parte a parte, è stato inevitabile
lo sfogo!
Dietro di lui l'orchestra inglese è avvolta in un'atmosfera violacea
da sogno.. Magia allo stato fuso.. e lui IL MAGO, il principe della favola,
che tira fuori la sua anima e trasmette le sue vibrazioni!!
Corro giù per strappargli una foto e dopo
un po' mi accorgo che in seconda fila c'erano due posticini vuoti.. così
io e un'altra ci sediamo lì... (bye bye 15esima fila!!)... nonostante
dovessi stare seduta, riuscivo a ballare, alzavo le braccia, riuscivo a sentire
la musica con tutta me stessa... perchè c'era un feedback...
sicermanete è una cosa che apprezzo tantissimo in Cesare, interagisce
con la platea... ho visto altri concerti e nessuno fa qsto e mi dispiace tanto.
Ci ha fatto spaccare dalle risate... è proprio matto!!!qto ho riso!!
le canzoni bellissime... sentite, cantate con la passione...maggese, tutt'un
altro effetto dal vivo! pure Marmellata, tutta un'altra cosa."
CHIARA_J: "Ieri sera dopo il concerto non mi riusciva proprio di mettere insieme due parole... credo fosse colpa della stanchezza per la giornata decisamente pesante che avevo appena vissuto e che col finire del concerto non era ancora terminata. Il lungo viaggio di ritorno, il dormiveglia, hanno sciolto in parole ciò che già nella mente aveva una forma...
5 ore di viaggio per raggiungere la capitale, altrettante per attraversare mezza
Italia e la notte intera, fino a ritrovarsi di nuovo nel proprio letto e come
intermezzo di questo viaggio un altro viaggio... un viaggio fatto di musica,
di emozioni, di ricordi... quelli di Cesare, i miei, quelli di un teatro gremito,
che a tratti ha tenuto il fiato sospeso per godersi ogni nota, per assaporare
ogni nuova atmosfera, per cadere in un incantesimo sonoro che qualche urlo fuori
posto a volte ha spezzato.
Nell'auditorium si è potuto vedere un pubblico davvero variegato, ma
nel complesso maturo, che ha saputo ascoltare quando occorreva ascoltare e partecipare
quando era il momento di partecipare; un pubblico decisamente trasversale, composto
da adolescenti, da giovani e meno giovani, da uomini e donne.
Dal palco l'occasione di ascoltare un gruppo affiatato e preparato, senza alcun
eccesso scenico, senza alcun effetto speciale all'infuori della musica ben eseguita.
E alle loro spalle, a chiudere il cerchio, la London Telefilmonic Orchestra,
composta da 26 elementi, che ha arricchito le atmosfere musicali così
diverse nelle quali Cesare ci ha fatto calare, merito di sapienti arrangiamenti,
che nel complesso ho apprezzato, con qualche eccezione dovuta al gusto personale.
Sempre per un gusto personalissimo, mi è parso che la gestione dei livelli
dei volumi in qualche occasione importante abbia lasciato l'orchestra fuori
dalla magia, privando i duetti tra voce e violino e tra fiati del ruolo di protagonisti
di quel particolare momento musicale nel quale erano invece stati sapientemente
concepiti e inseriti nell'album Maggese e che tanto ho amato.
Da sottolineare infine una voce davvero priva di sbavature, che Cesare ha offerto
generosamente per due ore: un'ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno,
del grande talento e dello spessore artistico di quel ragazzo che tanto mi colpì
per carisma e temperamento dal difficile palco dell'Mtvday2000.
I miei 3 momenti TOP:
1) l'esecuzione de "il pagliaccio", brano che non ha tradito, almeno secondo il mio gusto, le attese di questi anni, ma che si è rivelato davvero di enorme spessore, e nell'arrangiamento scelto e nella sua struttura.
2) l'esecuzione della strumentale "St. Peter castle".
3) l'omaggio a Giorgio Gaber, attraverso l'esecuzione de "l'orgia", che ha messo in risalto la teatralità di cui Cesare non è affatto carente.
Molto piacevoli le chiacchierate col pubblico, la tranquillità, la serenità trasmesse con una battuta, con una risata, con poche parole che hanno incorniciato bene i pezzi, senza mai uscire dai margini.
Una scenografia semplice e pulita, un gioco di luci che ricorda i club di Chicago, concludono il quadro nel quale si finisce piacevolmente a piedi pari, quando le luci in teatro si spengono, quando il viaggio ha inizio: un viaggio che non ricorda le montagne russe di un live da palasport al quale eravamo abituati, ma che è molto più intimo, forse meno semplice e immediato da assimilare, perchè non ti travolge, ma davvero più persistente perchè ti accarezza."