BIBA: "Io non so davvero se le trovo le parole...
Bisogna avere un dono davvero speciale per riuscire a trascrivere su un foglio quello che si sente nel cuore
E io ho una favola dentro che vorrei raccontare dopo la notte di note di ieri a Trieste
Che comincia così quando si spengono le luci e mi trovo sotto un cielo, quello del teatro Rossetti, pieno di stelle luminose e magiche
E poi si apre il sipario e con lui un mondo + puro, ancora intatto dove tutto è semplicemente gioia e calore
L'orchestra, dietro Cesare, si accende e si spegne con quei giochi di luci e ombre, come una luna sensuale e irresistibile
E io sorrido, canto e sorrido.
Canto con Cesare "PadreMadre" gentile come una carezza, dolce coma un bacio
Ascolto "La Fiera dei sogni" che ha il potere irresistibile di incantarmi
come una magia delicata ma potente
E poi "Deve essere cosi" che mi ha lasciato
a bocca aperta a "respirare amore"
Un alchimia che mi ha preso con sè portandomi in un mondo senza tempo
e lontano da qui
Qualcosa che mi ha incantato e commosso, qualcosa che ti rallegra e ti emoziona
Ma e' una magia che non si può proprio raccontare con le parole e non mi resta che sentirla e portarla nell'anima
E alla fine "Niente di più"...la canzone che mi ha fatto scoprire Cesare quando era già Cesare e non + Lunapop cui sono così teneramente legata
Calda e intensa con lui solo insieme al suo pianoforte
Con le sue mani che si muovono sui tasti e ti entrano
nel corpo
Con la sua voce che scivola piano delicatamente dentro l'anima
E la favola finisce con Cesare che ringrazia e saluta e sono io invece che vorrei ringraziarlo e abbracciarlo perchè mi rende davvero tanto felice e perchè porta la sua poesia nel mio cuore."
ILARIA: "Devo essere sincera: non avevo grosse aspettative. I concerti teatrali non fanno per me. Alle orchestre preferisco, in genere, l’elettricità del rock. Agli applausi composti, balli e urla.
Padre Madre, riarrangiata, perde la sua grinta. Ma è solo un ponte verso un’altra dimensione.
Mi ricredo all’istante. Cesare riesce a stregarmi,
letteralmente. Resto imbambolata a fissare il palco, attenta a non perdermi
la minima nota. Ho le labbra aperte in un’espressione di autentica meraviglia.
Non riesco a reagire. Non muovo un muscolo fino alla fine. Sono incollata a
questa sedia. Incollata a questa musica. Ci entro dentro. Mi ci lascio assorbire.
E la vivo sulla mia pelle. In tutti i sensi.
Nessun concerto era mai riuscito a trasmettermi tanto. Lo dico senza alcuna retorica.
“Gli uomini e le donne sono uguali”,
rivestita di jazz, è forse uno dei pezzi migliori in scaletta.
Cesare è migliorato, nell’impostazione vocale. Tra un brano e l’altro,
racconta aneddoti e dialoga col pubblico. L’atmosfera è raccolta.
Intima. Distesa.
Il pubblico risponde. Urla commenti, risate, sospiri.
“L’orgia” Di Giorgio Gaber è il pretesto per un’ottima interpretazione. Forse poco personalizzata, ma di grande effetto. Un omaggio, in fondo, non richiede rivisitazioni.
“Le tue parole fanno male” è fedele alla versione del disco. Ma i 40 elementi sul palco la arricchiscono. Ne fanno un gioiello.
La strumentale “St. Peter Castle” mi scuote. E’ carica di energia. Cesare gioca con i suoi musicisti. Ruba note alla tastiera e, sul palco, la fa da padrone.
“50 special” chiude il primo tempo prolungando la ventata di allegria.
Le emozioni riprendono pochi minuti dopo. Giusto il tempo di sgranchirsi e scambiare qualche sguardo con i compagni di avventura. La musica riprende. Non aspetta i miei comodi.
E’ il turno delle cantautorali “momento silenzioso” (sento una leggera mancanza dei cori) e “Sardegna”.
Poi, il primo dei due inediti.
“Dev’essere così”. Gli occhi mi si inumidiscono, mentre
seguo il testo.
Sì, dev’essere così, che tutto quel che abbiamo è un cuore. Altrimenti non saresti qui a farmi respirare amore!
Sono sospesa tra lo stupore e l’estasi. Non finirò mai di meravigliarmi, analizzando il potere di una bella canzone.
“marmellata #25” è cantata a squarciagola
dal pubblico.
“Latin Lover” mi dà i brividi. Era un’altra epoca.
E’ una vagonata di ricordi.
Come “Vieni a Vedere perché”, del resto. Una delle canzoni in cui mi sono sempre maggiormente rispecchiata.
Il secondo inedito, “Il pagliaccio”, è anche più bello del primo. Mi aspettavo un lento. Mi sorprende una ventata di grinta. Grinta che quasi sconfina nella rabbia. O, forse, è tutto dentro di me.
Le teste ondeggiano al ritmo di “maggese”, ed io le guardo.
Cambieranno nome ma tu, mese dopo mese di più, sei presente!
Con “Niente di più”, sento la musica fondersi con sempre maggior precisione alle mie sensazioni.
Quello che volevo, come sempre, non c’è. Solo un po’ d’amore che diventa polvere…
Lo spettacolo si chiude con “Un giorno migliore”. Ed io la urlo tra le lacrime. Un riflettore giallo mi illumina. Piango a dirotto mentre canto una canzone. E’ il mio sfogo, la mia liberazione. Eppure, non se ne accorge nessuno.
Questo non è stato il concerto di Cremonini. E’ stato il MIO concerto. Ed è stato stupendo. Un'Overdose di Emozioni."
ELENATS:
"Che spettacolo davvero! E’ durato 2 ore e 30 circa ma è finito
così in fretta, troppo in fretta! Come tutte le cose belle del resto!
Cesare ha cantato benissimo! L’orchestra è stata incredibile, eccezionale!
Ma tutti veramente tutti si meritano un “tanto di cappello” per
la loro serietà, professionalità.
L’interpretazione di quasi tutte le canzoni (dico quasi perché
ce n’erano due che non mi hanno convinta e lo dirò dopo quali sono),
è stata magica! Da “Maggese” (ogni volta che la risento mi
piace sempre di più), “Le tue parole fanno male”, “Sardegna”,
“Momento silenzioso”, “Niente di più” e tutte
le altre.
“L’orgia” di Gaber è stata interpretata da dio;
L’esecuzione di “St. Peter Castle” fantastica;
Emozione per “Sì, dev’essere così”!!!!!...
Piacevole l’intrattenimento di Cesare tra una canzone e l’altra;
Toccante la poesia di Totò “…pane e applausi…”
Le due interpretazioni invece che non mi hanno convinta sono state “La
fiera dei sogni” sarà perché l’ho sentita abbastanza
diversa dal solito e “PadreMadre” anche quest’ultima la preferisco
nella versione originale!
E poi non vorrei assolutamente dimenticare di dire che,
Ballo, con quella camicia verde, con quell’allegra cravatta fucsia e con
quei jeans era proprio un BIJOU
e Walter è rimasto sempre la persona deliziosa che ricordavo!"