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30 settembre 2008 CESARE NON TACCIO Cremonini è tornato da Londra portandoci il miglior disco italiano da un bel pezzo in qua. di Stefano Pistolini Cesare Cremonini incredibilmente ha ancora solo 28 anni. Ha una carriera davanti, con un notevole passato alle spalle, dal momento che sembra un altro mondo quello in cui coi Lunapop diventava una delle ultime credibili comete del pop nazionale, con quell’album “Squerez” che, per essere stato scritto da un 19enne, era un capolavoro, che non a caso indusse all’amore un esercito di ragazzini. Ma il tempo della band dura un sospiro, e qualche singolo (memorabile come “Un giorno migliore” e “Qualcosa di grande”) , poi Cesare se ne va: per lui l’apprendistato è già alle spalle , come l’esame di maturita’ da poco scavalcato. E comincia la vita da grande, mentre nel piu’ bolognese dei mood anche il suo corpo muta rapidamente, assume fattezze adulte, con un tantino di maledetto abbandono pigro-lassista e nemico dell’autocontrollo che ci ha fatto pensare che Cremonini fosse qualcosa di diverso del fighetto televisionaro e inseguisse dignitosamente fantasmi e sogni introversi. A fianco si tiene l’inseparabile Ballo, bassista dei Lunapop, il suo Robin, il suo Stanlio, la sua ombra e forse la sua certezza che, cominciando la grande avventura, lo tiene ancorato a Piazza Maggiore, a posto e linguaggi da cui e’ sconsigliabile staccarsi del tutto. La carriera solista di Cesare rispetta le premesse: l’artista da giovane conferma le promesse annunciate da postadolescente, resta lontano dagli stereotipi e rifiuta di sommergersi nel tritacarne gossipparo a cui si e’ ridotta la nostra scena musicale, mostra di gradire le evasioni oltre confine e va per una strada sua, musicalmente assai connessa con un passato lontano, che guarda agli anni 60 e 70 e tiene presente esempi assoluti, beat, rock, punk e del migliore songwriting , ma che ha la felice arroganza di esporre una produzione personale, originale, sufficientemente classica, qualitativamente di eccellente spessore. E cosi’ la carriera di Cremonini, dopo il picco dei Lunapop, comincia a percorrere una normale strada di maturazione. Arrivano due album di studio e un live, e a riprova dell’irrequietezza del personaggio, spuntano incursione del cinema (“Un amore perfetto” con Martina Stella), della prosa, del giornalismo. Curiosamente - e in contraddizione con quanto pochi anni prima era accaduto nel caso di Jovanotti, pedinato dai fans in tutti i suoi sconfinamenti – si apre invece una rispettabile voragine tra il Cremonini che rimane progetto di popstar incompiuto, e i suoi autogestiti e divertenti tentativi di rielaborazione creativa, che sembrano lasciare relativamente indifferenti coloro che l’amarono a prima vista – anche perche’ di fatto, ormai Cesare, nonostante sia solo un vorace ventenne, s’aggira tra i territori della creativita’ con una raffinatezza insolita e “ da grande”. E questo ci conduce a “Il primo bacio sulla Luna”, album uscito in questi giorni, certamente il prodotto musicale piu’ compiuto e valoroso uscito dalla sua penna e dalla sua mente, del tutto atipico per il nostro mercato di oggi, del quale contraddice i timori, le atmosfere asfittiche, la tendenza alla serialita’, il provincialismo depresso. Cesare pubblica un disco difficile da definire che raccoglie echi, citazionismi di vario ordine e livello (dal sound di “Revolver”, a pennellate bossa) ma soprattutto dispiega una scrittura musicale (e una capacita’ esecutiva qualitativamente assai piu’ costante che in passato) che spazia a 360 gradi, con una competenza stupefacente, producendo belle musiche diverse tra loro, neppure i Cremonini fossero una nidiata di gemelli, non solo un ragazzo dalla testata esplosiva. Il potere epidemico istantaneo Cesare mantiene una vena invidiabile per il tocco pop dal potere epidemico istantaneo, ma poi scrive ballate d’amore, composizioni dal respiro orchestrale talmente vasto da sfiorare il kitsh (l’ambiziosa title track e la sontuosa “Le Sei e Ventisei” che va paragonata alla Jovanottiana “Ragazzo Fortunato” per indagine sociologica nostrana), guida un torrente di musica del quale solo lui mantiene la visione, o neanche lui, perche’ magari lascia fluire tutto cio’ che gli transita per il cervello. Nel frattempo forse di Cremonini le folle entusiaste e adrenaliniche di TRL , potrebbero essersi un po’ scordate, o giudicarlo troppo superbo, e anche i media non e’ che si sprechino granche’ dietro questo talento che ha la prerogativa di essere irascibile ed imprevedibile. Ma e’ un peccato, perche’ Cesare e’ tornato da Londra portandoci il miglior disco italiano da un bel pezzo in qua, e noi dovremmo festeggiarlo e tenercelo da conto, che di artisti bravi cosi (forse pure un po’ “strega”, come ipotizza nel suo primo singolo) non ne abbiamo tanti, e nel caso hanno da un pezzo passato i 50, perfino i 60. |