12 DICEMBRE 2008: BOLOGNA

Questo concerto è stato IL TOP!!!Ancora oggi se ci ripenso mi vengono i brividi tanta è stata l'emozione e l'adrenalina che mi ha lasciato! Il forum unito come non mai per sostenere il Cantante a casa sua, in un Paladozza straripante di facce estasiate!

Resoconto dal forum (ALBERTA):

- una premessa: questo è stato il mio primo concerto di Cesare in assoluto ... !!

- entro nuovamente nel PalaDozza (per me sempre e solo "il Madison di Piazzale Azzarita") dopo una buona quindicina d'anni, col mio bel maglione rosso fuoco "da forum", emozionatissima già solo al rivedermi dentro a quella gran tinozza piena di antichi ricordi cestistici per me indelebili; ne salgo i ben noti ripidi gradoni verso il mio posticino di tribuna numerata centralissima ed eccoli, sono già lì, la Simo e suo marito, bravi per non essersi mai persi d'animo neppure dopo essersi smarriti per la strada, capitando prima, per sbaglio, al FuturShow (per me sempre e solo il "PalaMalaguti") di Casalecchio di Reno!
Non so se per telepatia o se per il mio maglione rosso-forum, o per altro motivo, ma la Simo capisce in un nanosecondo che sono io e ci abbracciamo come se ci conoscessimo da sempre (e non ci fossimo - invece - limitate a qualche PM carino nei quasi due mesi da me finora trascorsi qui nel forum).
Bellissimo assistere al concerto fianco a fianco con te, mia cara! Peccato solo che ve ne siate dovuti ripartire in macchina per la Toscana immediatamente, e soprattutto che tu non possa essere a Padova ...

- provo tenerezza a mille già da subito per il Cantante … non tanto per il microfono non funzionante dell’inizio (incidente da lui superato con scioltezza ed aplomb invidiabili), ma perchè si mette subito a parlare a noi del pubblico usando i toni e gli accenti di un piccolo Pinocchio felice nel Paese dei Balocchi: l'imponente muraglia umana che riempie il PalaDozza viene infatti immediatamente resa da Cesare partecipe di tutta l'emozione e la gioia indicibili che gli dà l'essere proprio su "quel" palco lì, nella sua città, a realizzare un suo antico sogno di ragazzino: "Erano dieci anni che aspettavo questo momento!!! ": e nel dirlo si inginocchia sul palco, e sembra proprio un bimbo, messo di fronte al regalo di Natale da lui tanto atteso ed appena scartato ...
Nel corso del concerto ci ritornerà ancora, Cesare, su quel che per lui significa stare proprio lì dentro, nel tempio della sua infanzia e adolescenza di fortitudino, a fare ciò che più adora fare al mondo, di fronte alla sua città ed ai suoi genitori (da lui nominati a più riprese nel corso del concerto) ...

- rido di cuore alle "variazioni sul tema" che Cesare introduce nei testi di alcune canzoni
"Ascolto un po' di BALLO e il cuore muore ..."
"C'è ancora lì sul pianoforte una sciarpa ROSSOBLU ..."
"Altrimenti non SARESTE qui/ed io con VOI non perderei il mio tempo ...".

- idem quando arriva il piccolo numero di cabaret surreale fra Cesare e Ballo riguardante la camicia asseritamente malissimo stirata di quest'ultimo (anche se io, dalla gradinata, non sono esattamente in grado di verificare la fondatezza delle critiche "sartoriali" mosse del Cantante al suo insostituibile amico, insostituibile bassista ed ora pure, a sua volta, ottimo cantante ...).

- prendo parte attiva, ininterrottamente, al canto corale pressochè continuo del PalaDozza tutto ... che non è certo solo su "Vorrei", brano da Cesare - come da tradizione, mi si dice - lasciato cantare pressochè solo a noi (o quasi), ma non prima di una tenerissima introduzione parlata che, ancora una volta, mi commuove e me lo fa vedere cuccioletto, con quel suo esprimerci tutta l'emozione che gli dà l'"essere qui da solo con Lui" (riferito al suo pianoforte) a cantare la sua primissima composizione, quella creata a soli quindici anni, in casa, alla presenza "della mia mamma, che è qui stasera" e "del mio babbo, che è qui anche lui stasera".
La muraglia umana canta pressochè per intero, dalla prima all'ultima parola, ad esempio, anche "Le sei e ventisei" (davvero già un evergreen, come ha detto Walter oggi qui nel forum), ma anche "Dev'essere così" ... ed anche "Sardegna", quest'ultima presentata quasi timidamente da Cesare - che tanto l'ama, come sappiamo - alla stregua di una sorta di piccola perla nascosta, non a tutti nota giacchè non è mai stata un singolo (cosa che, a sentire i canti di ieri sera, nessuno direbbe!).
Ed io stessa sto lì a battere il tempo mentre canto a squarciagola assieme alla Simo - le mani sempre al cielo, assieme a tutta l'arena, quando Cesare ce lo chiede - tutti i brani per filo e per segno, con rare eccezioni (anzi, a dire il vero l'unica di cui non ricordo tutte le parole finisce per essere "Zapping" ... darò un ripassino, con il mio walkman paleozoico, da brava odiatrice degli MP3, al relativo CD questa settimana, a bordo del vaporetto mattutino che mi porta in ufficio, in vista del concerto di Padova!)

- difficilmente descrivibile (anzi è impossibile: ci rinuncio!) il modo in cui il catino gigante ribolle ed esplode cantando - come un sol uomo - una pirotecnica "50 Special"!

- mentre mi lascio emozionare dalla vocalità tenera ed accattivante di Cesare (apparsomi davvero splendidamente in voce) non posso che rimanere estasiata di fronte alla ricchezza incredibile, variegata, policroma, abbagliante degli arrangiamenti.
Solo alcuni esempi, perchè sotto questo profilo potrei davvero far mattina!
Straordinaria l'intro di "Qualcosa di grande", canzone che sulle prime addirittura non riconosco come tale; idem per l'intro di "Mille Galassie" (e per la sua coda finale); non ho poi aggettivi per descrivere l'acida ed aggressiva potenza adrenalinica - quasi la ferocia, direi - dell'arrangiamento di "Ancora un po'", finalmente giunto a rivestire a pennello, come un guanto perfettamente calzante, l'atmosfera allucinata ed allucinatoria del testo di questo brano, dandogli veramente una vita nuova.
Deliziosa la morbidezza del sax di Phil Drummy in "Figlio di un re", ove la diversità dei fiati impiegati non fa rimpiangere particolarmente la tromba di Marco Brioschi (presente invece nel disco) durante l'intreccio dei soli con l'hammond e l'elettrica.
E che tiro micidiale, la batteria di Elio Rivagli, da me ritrovato qui a Bologna - dopo averlo visto per anni nei concerti baglioniani - in spolvero pazzesco, con quella sua tipica buffa combinazione di potenza dirompente e di gran sorrisoni da buono.
La sua batteria pulsava, a me ed alla Simo, letteralmente nel petto ed in gola ... ed eravamo in tribuna! Non oso pensare con quale forza la avvertissero gli irriducibili del parterre!
P.S. non c'è alcun dubbio che il repertorio di Cesare sia molto, ma molto più adatto, rispetto a quello di Baglioni (tranne forse, per quest'ultimo, il solo brano "Via"), ad esaltare le doti e le qualità di Rivagli.

- e che bello assistere alla standing ovation finale delle gradinate, così come a quell'insistito scandire a ripetizione da parte di tutti noi - dopo "Un giorno migliore", e forse con la segreta speranza, che per un po' è stata anche la mia, di un ulteriore bis, magari piano e voce ... ma Cesare si era veramente speso con una generosità indicibile sul palco - un solo nome:

CE
SA
RE !!!!!!!

CE
SA
RE !!!!!!!

CE
SA
RE !!!!!!!

- scendo dalle gradinate numerate ... e sulle scale che portano fuori, verso l'uscita del PalaDozza, incrocio - a pochi centimetri da me - lo sguardo pieno di orgoglio del babbo di Cesare ed il sorriso radioso di felicità della sua mamma. E mi sento tanto, ma tanto felice anche per loro, oltre che per il loro bimbone.

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