IL PAGLIACCIO

E' un pezzo scritto da Cesare quando aveva 16 anni. Se ne parla già dal 1999 quando uscì SQUEREZ, poichè la traccia fantasma di quell'album non è altro che una citazione di questa canzone cantata da una bambina di nome Valentina. Curioso il fatto che tale traccia fantasma inquietò non poche persone, ci fu addirittura una denuncia per satanismo!

Tutt'altro tipo di sensazione suscitò nella gente quando venne per la prima volta presentata al pubblico come pezzo inedito durante il MAGGESE TOUR THEATRE 2005, durante il quale abbiamo potuto assaporare questo incantevole pezzo in tutta la sua potenza armonica, grazie all'accompagnamento della London phylarmonic orchestra!

Ora finalmente esce come quarto singolo estratto dall'album IL PRIMO BACIO SULLA LUNA. Il Cantante non ha mai nascosto il suo attaccamento a questo favoloso brano:  "Aspetto da dieci anni questo momento, e finalmente è arrivato. "Il Pagliaccio" sarà il nuovo singolo. In radio dalla prima settimana di Maggio, giorno più, giorno meno. Avrà bisogno di tutto il vostro rinnovato supporto, e sono convinto che lo avrà, perchè so di aver fatto la scelta che molti di voi aspettavano fin dai tempi di Squèrez."

Premetto che non sono una sostenitrice della "spiegazione a tutti i costi", proprio perchè preferisco assaporare un pezzo per quello che mi dà, così, nudo e crudo, senza avere il sostegno di argomentazioni in grado di chiarire certi aspetti chiave della canzone. Ragionarci sopra, almeno all'inizo, ha poco senso...meglio sempre lasciarsi trasportare... Ancora di più se si tratta di una canzone così complessa nella sua interpretazione, pochè parecchio profonda. Forse la piu complessa di quelle scritte fino ad ora. Ciononostante non posso fare a meno di riportare dal forum quello che Cesare ha detto a riguardo, in quanto l'ho trovato parecchio interessante, un importante arricchimento:
"Io credo che il nucleo del pezzo sia in queste frasi.
"Sono il pagliaccio e tu il bambino. Nel circo ho tutto e vivo sol di quel che sono"
"La sera quando mi sciolgo il trucco riscopro che sono un pagliaccio anche sotto"
"Ma in fondo io sto bene qua. Tra le reti del mio circo che non va."

Credo che vivere la vita di un pagliaccio (è chiaro il riferimento alla vita di qualunque artista) significhi davvero spingersi verso il limite più oscuro dell'esistenza, del suo paradosso. O del paradosso che è dentro a ogni esistenza.
Truccarsi già di per sè è un paradosso. Come se già non fossimo abbastanza truccati tutti i giorni. Il paradosso del recitare una parte di fronte a un pubblico che è ben più mascherato dell'artista. Che sensazioni fa provare. Stare sul palco. Non è una critica sociale. E' la disperazione della verità.
Un clown che vive di quel che ha, ben poco, che si trucca e strucca ogni giorno per vivere, è certamente più vero di chi lo osserva e ride divertito. O no? E chi ride divertito mente, sempre. Mente mentre ride perchè è la semplicità dei gesti che lo fa ridere, la loro verità. Forse non mi sono spiegato.
"Farò pagare caro ad ogni uomo il suo sorriso" è una minaccia bella e buona. Nemmeno un bambino è più innocente di fronte al dramma di chi sa che presto verrà dimenticato perchè poi è la cena, è la famiglia, è l'unione e la gioia. Non la sua. Il clown è un momento, un momento enorme ed eterno che riassume la semplicità della verità. Farebbe ridere un clown vestito normale? No. Eppure non sono i vestiti del clown a farci ridere. Quelli piuttosto ci fanno paura. Come ci fa paura la verità, di qualunque forma.
Sei come me, grida il clown, non ridere. Più verità di questa!
Tutto qui. Un pò complesso ed esagerato, come in ogni canzone che si rispetti."
 
E veniamo al video. L'attesa più lunga! Così come fu per GONGY BOY, anche per questo video si è scelto di lavorare con un regista straniero, tale Alexey Terexov. Eccolo qui:



Spiegazione suggestiva del Cantante:

"E' un video carico di simbolismi.
La città che fa da sfondo nell'introduzione, nella pausa strumentale a metà canzone, e nella coda finale, è in continuo cambiamento. All'inizio è ambientata negli anni 50, cupa, fragile, ma viva, umana. A metà è in costruzione, sta crescendo verso l'alto, come una grande metropoli degli anni settanta. Alla fine è una sorta di New York dei giorni nostri. I personaggi che si muovono dentro a questo scivolo di immagini artistiche, inquietanti e fantasiose, sono molti.

I pagliacci protagonisti del video si prendono gioco soprattutto della figura di un uomo alto e senza testa, che indossa una giacca grigia e porta una valigetta sempre con sè. Il business man. L'uomo di oggi. Che sembra perso, senza faccia, senza personalità, vuoto. La fantasia contro la razionalità.

Le valigie che per tutto il video fanno diventare il pagliaccio forzuto una vittima sono "i pesanti sacchi di sabbia" che la società, in continuo e frenetico sviluppo obbliga a portare sulle spalle.

Gli ambienti sono volutamente Danteschi. Un pò divina commedia, un pò surrealismo, un pò circensi. I particolari sono entusiasmanti. Il tappeto di teste su cui si muovono i protagonisti, e su cui io stesso canto, mentre Ballo suona (una scopa) ballando, rappresentano la massa di morti che abita questo mondo. Morti viventi, condannati alla vita.

Se la città cresce a dismisura strofa dopo strofa, il pagliaccio protagonista vive una metamorfosi inversa. Da vecchio diventa bambino, come se cercasse di fuggire a quello sviluppo frenetico e nocivo del mondo. Fuori dalle mura della città, che ricordano un pò la chiusura delle ideologie, persone uguali, clonate, si muovono a scatti, in modo ripetitivo, affaticato.

La psichedelia che per tutto il video la fa da padrona, è il mondo immaginario dentro a cui i pagliacci scherzano, si burlano di tutto e di tutti, senza freni. Non devono far ridere, ovviamente. Ne combinano di ogni, ma non sono altro che spettri in un mondo di fantasia, che è tutto chiuso, imprigionato, nella mia mente."